Le società IT essenziali per il Fintech

Le società fornitrici di prodotti e servizi di IT giocano un ruolo essenziale nel panorama delle collaborazioni Fintech. Non è un caso che una sezione dell’indagine “Fintech nel sistema finanziario italiano” pubblicata da Banca d’Italia nel 2024, sia stata riservata all’analisi di tutte le modalità di collaborazioni con le imprese fornitrici di servizi tecnologici e di consulenza, università, incubatori, acceleratori, distretti, intermediari vigilati.

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Queste società offrono una vasta gamma di soluzioni tecnologiche che vanno dallo sviluppo software alla system integration, dai data provider alla fornitura di servizi in cloud. Il loro contributo è fondamentale per l’implementazione di tecnologie avanzate che permettono agli intermediari di migliorare l’efficienza operativa, aumentare la sicurezza e innovare i propri prodotti e servizi. La collaborazione con fornitori di IT consente agli intermediari di accedere a tecnologie all’avanguardia senza dover sostenere i costi e i tempi di sviluppo interni.

In particolare, le aziende che offrono soluzioni di AI sono cruciali, offrendo sistemi che migliorano la capacità di analizzare grandi volumi di dati, prevedere comportamenti dei clienti, gestire rischi e personalizzare l’offerta di servizi. Le tecnologie di AI sono utilizzate per sviluppare modelli di credit scoring più accurati, ottimizzare i processi di risk management e creare nuove piattaforme di servizi finanziari come il lending crowdfunding e i wallet digitali. Le collaborazioni basate sull’AI sono particolarmente rilevanti nei progetti di risk management e credito, dove l’analisi predittiva e l’apprendimento automatico possono fare una grande differenza.

Secondo il report presentato da Banca d’Italia, le collaborazioni rappresentano la principale modalità di realizzazione dei progetti Fintech, utilizzata nel 44% dei casi, seguita dalla produzione in house (28,8%) e dall’acquisizione diretta di servizi IT (27,2%). Le collaborazioni più frequenti coinvolgono imprese fintech (14,9%), fornitori di servizi tecnologici (10,5%) e società di consulenza (6%). Sono meno comuni le collaborazioni con università, centri di ricerca e bigtech, e ancora più rare quelle con acceleratori e incubatori.

Le collaborazioni rispondono principalmente all’esigenza di impiegare tecnologie avanzate non disponibili internamente, accelerare i tempi di realizzazione riducendo il time to market e impiegare professionalità non presenti in azienda.

Il 51% degli intermediari ha almeno una collaborazione in ambito fintech, in aumento rispetto 2021 (erano il 46%). In totale, sono stati rilevati 470 accordi (140 in più rispetto al 2021) con 274 imprese (75 in più rispetto al 2021). Il 72% di questi accordi è legato a specifiche iniziative sviluppate dall’intermediario: la rete delle collaborazioni mostra una densità inferiore all’1%, indicando che i rapporti tra imprese e intermediari sono spesso esclusivi. Il 62% degli intermediari ha meno di due collaborazioni.

Le collaborazioni si concentrano principalmente nelle aree delle operations (19%), dei pagamenti (16%) e del credito (13%). Nelle operations prevalgono le collaborazioni per il supporto al business e il back office; nel credito, quelle per lo sviluppo di modelli di credit scoring e piattaforme di lending crowdfunding; nell’area dei pagamenti, quelle per i wallet digitali. Le collaborazioni nel risk management e nell’investment sono meno frequenti, con quote rispettivamente dell’8% e del 7%. Alcune partnership riguardano aree innovative come i technological services (8%), l’open banking (7%) e le identità digitali (7%).

Le collaborazioni sono realizzate principalmente con fornitori tecnologici (quasi il 40% del totale) e imprese fintech (24%). Il 15% riguarda collaborazioni con altri intermediari vigilati, mentre collaborazioni con consorzi, società di consulenza, università e bigtech sono meno rilevanti. Il know-how tecnologico delle imprese si concentra principalmente sullo sviluppo di API e applicazioni web-mobile (20% ciascuna), entrambe cruciali per lo sviluppo dell’open banking. Anche le collaborazioni basate sull’AI sono significative (14%), soprattutto per progetti nel risk management e nel credito.

Non ci sono collaborazioni che sviluppano tecnologie come IoT, crittografia avanzata e quantum computing.

La maggior parte delle collaborazioni avviene con imprese italiane (81,5%), mentre le restanti sono con imprese estere, principalmente dell’area UE (9%), Nord America e Regno Unito (4% ciascuno). All’interno dell’UE, le collaborazioni più significative sono con imprese in Germania (circa un terzo), Lussemburgo (17%) e Francia (12%).

Secondo l’indagine di Banca d’Italia, quindi, il panorama delle collaborazioni fintech è dominato dalla necessità di accedere a tecnologie avanzate e competenze specialistiche, con un ruolo particolarmente significativo giocato dalle società fornitrici di prodotti e servizi di information technology e intelligenza artificiale. Queste collaborazioni non solo accelerano i tempi di realizzazione dei progetti e migliorano l’efficienza operativa, ma permettono anche agli intermediari di offrire servizi innovativi e personalizzati ai propri clienti.