2025: un “gap year” per la tecnologia

Come sfruttare pienamente il potenziale dell’Intelligenza Artificiale Generativa e delle altre tecnologie emergenti? Semplice, rimuovendo i gap che attualmente ne limitano la completa diffusione.

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Più semplice a dirsi che a farsi. Partire dalla consapevolezza di quali siano questi limiti è, tuttavia, già importante. In nostro soccorso arriva Deloitte che nel documento “TMT Predictions 2025” ha sviluppato una serie di previsioni sui settori della tecnologia, dei media e delle telecomunicazioni. Limitiamoci ad osservare quello che gli analisti richiamano come i principali gap in ambito tecnologico e, in particolare, relativi all’Intelligenza Artificiale.

Per quanto riguarda l’Intelligenza Artificiale Generativa (GenAI), viene posto l’accento sul divario che ancora esiste tra le enormi risorse finanziarie impiegate e il ROI. Le aziende stanno investendo miliardi in chip e data center per supportare la GenAI, ma i ritorni economici sono ancora modesti. Nonostante ciò, Deloitte rileva come tra gli addetti ai lavori vi sia la percezione che gli investimenti sia ancora sottostimati rispetto alle reali necessità.

Sempre legato alla progettualità in ambito AI, il documento segnala un tema di sostenibilità dei consumi energetici. Poiché la creazione di sistemi e soluzioni basate su GenAI richiede enormi quantità di energia, è cruciale garantire un approvvigionamento elettrico affidabile, possibilmente proveniente da fonti rinnovabili, in modo da non impattare ulteriormente sulla crisi climatica.

Altro tema rilevante è quello dell’utilizzo del Cloud Computing come strategia per limitare i costi. Deloitte ci dice che è essenziale governare questo aspetto con grande attenzione, visto che la decentralizzazione rischia di far perdere il controllo della situazione. Ecco perché la società di analisi suggerisce un approccio basato su metodologie FinOps che – attraverso la collaborazione tra team di progettazione, finanza e business –  abilitano un processo decisionale tempestivo basato sui dati e promuovono la responsabilità finanziaria all’interno dell’organizzazione.

L’evoluzione degli agenti autonomi di GenAI è un ulteriore settore che,  decisamente promettente, ha la necessità di uscire dalla fase sperimentale prima di quanto attualmente si stimi.  Cosa sono? Gli AI agent combinano tecnologie di Machine Learning, Deep Learning, Generative AI ed elaborazione del linguaggio naturale (NLP) per “interpretare” il contesto di riferimento, identificare i compiti e le azioni necessarie per raggiungere l’obiettivo assegnato, predisporre un piano d’azione ed eseguirlo. gestendo compiti complessi senza supervisione umana, potrebbero realmente rivoluzionare gran parte del mondo del lavoro. La loro centralità è confermata da  un recente sondaggio di un’altra big della consulenza, Capgemini, la quale stima che ben l’ 82% delle organizzazioni prevede di integrarli entro i prossimi tre anni.

Infine, tra i gap da superare, Deloitte ferma l’attenzione su un aspetto connesso con la fiducia verso l’AI.  Si tratta di un tema culturale e trasversale generato nello specifico dalla crescente diffusione di deepfake in contenuti, immagini e  video che  sta creando enormi difficoltà, anche a persone esperti, nel discernere il vero dal falso.  Secondo Deloitte sono necessarie quanto prima soluzioni per etichettare in modo chiaro i contenuti generati dall’IA e per migliorare la rilevazione dei deepfake in tempo reale.