Regole per l’IA: cosa dicono gli Stati

Certamente ci sono enormi potenzialità legate all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale (AI) in moltissimi settori d’impiego, non ultimo nell’ottimizzazione della gestione dei processi aziendali. Ma, come spesso ricordato, permangono alcuni aspetti non ancora opportunamente approfonditi relativamente alla tutela dei diritti e alla sicurezza.

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Per questi motivi, nel 2025 il dibattito sulla regolamentazione dell’AI si è fatto particolarmente acceso diventando un topic centrale nelle agende politiche globali. Lo scenario, come era intuibile, presenta approcci molto differenti tra i diversi Paesi che stanno cercando la “quadra” per bilanciare la portata tecnologica innovativa dell’AI con i criteri di sicurezza.

Vediamo, in sintesi, le diverse posizioni che stanno maturando nei Paesi avanzati attivi sull’AI, cominciando dall’Unione Europea. Entrato in vigore il 2 agosto 2024, l’AI Act è il documento ufficiale che norma l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nel Vecchio Continente. Questa normativa adotta un approccio basato sul rischio, classificando i sistemi di AI in diverse categorie e imponendo requisiti specifici, obblighi per i produttori e per gli utenti in base a quattro livelli di rischio associati: rischio inaccettabile (sistemi che rappresentano una minaccia evidente e che, dunque, sono vietati);  rischio elevato (sottoposti a rigorosi controlli prima della loro immissione sul mercato) rischio limitato (sottoposti a obblighi di trasparenza, in particolare verso gli utenti); rischio minimo o nullo.

Dall’altra parte dell’oceano, gli Stati Uniti avevano regolamentato l’AI attraverso un ordine esecutivo firmato dal Presidente Biden alla fine di ottobre 2023. Questo documento poneva l’accento su sicurezza, privacy e responsabilità nello sviluppo e nell’implementazione dell’AI. Con il cambio di amministrazione, una delle prime attività del neo presidente Trump è stata revocare l’ordine esecutivo di Biden, ritenendo queste normative eccessivamente restrittive e sostenendo che ostacolavano l’innovazione e la leadership tecnologica degli Stati Uniti. In sostituzione, Trump ha emanato il “Removing Barriers to American Leadership in Artificial Intelligence“, che mira a rimuovere le barriere normative e a promuovere lo sviluppo di sistemi di AI privi di pregiudizi ideologici.

Come era facile intuire, la Cina, che si prefigge di diventare leader globale nel settore entro il 2030, adotta un approccio rigoroso e centralizzato nella regolamentazione dell’Intelligenza Artificiale, dove la sicurezza nazionale rappresenta uno dei criteri essenziali a indirizzare le normative. Queste misure includono restrizioni sull’uso degli algoritmi e l’obbligo per le aziende di conformarsi a standard etici e di sicurezza specifici.

Il Giappone, infine, ha focalizzato la sua strategia sull’IA sull’equilibrio tra progresso tecnologico e considerazioni etiche. Nel maggio 2024, ha ospitato l’AI Seoul Summit, durante il quale è stata adottata la Dichiarazione di Seoul. Questa dichiarazione promuove lo sviluppo di un’AI sicura, innovativa e inclusiva, enfatizzando la cooperazione internazionale e l’adozione di standard etici condivisi. Il Giappone mira a promuovere un uso responsabile dell’Intelligenza Artificiale, collaborando con il settore privato e la comunità internazionale per sviluppare linee guida e standard che garantiscano la sicurezza e l’affidabilità delle tecnologie.